Racconti

Vecchia spiona

Lei è lì, sempre. All’inizio pensavo fosse solo una coincidenza, e la cosa mi faceva sorridere. Ma quand’è che un fatto smette di essere una coincidenza e diventa… altro? È ormai quasi un mese che, percorrendo a piedi (cosa che faccio più volte alla settimana) una stradina secondaria che mi porta da Bergamo Alta a Bergamo Bassa, assisto alla medesima scena. Dove la via si restringe, e il marciapiede lascia il posto all’acciottolato, c’è una casetta ad angolo, alta e stretta. È in pietra grigia, come quasi tutto in Città Alta, con qualche rampicante che tende invano le sue esili dita verso il cielo. E, proprio seguendo con lo sguardo la traiettoria indicata dalle foglie, la si vede. Un finestra, alta e stretta come la casa. Semplice, anonima, tendine bianche e vasi di fiori sul davanzale. La cosa che la caratterizza rispetto alle tante altre finestre con tende bianche e fiori, è lei. È lì, sempre. Ormai è diventata mia abitudine alzare gli occhi per vedere se c’è, e finora non mi ha mai delusa. Si chiama Anita, o Rosina, o forse Olivia. Potrebbe avere dagli ottant’anni in su, è difficile capirlo a quella distanza. La prima cosa che si vede è la sua mano ossuta che scosta una tendina, aprendo uno spiraglio verso il mondo esterno. È impossibile esserne certi, ma secondo me porta una fede. Poi, prestando attenzione, si scorge un viso sottile, appuntito, simile a quello di un topolino; i capelli sono bianchi e soffici e ricordano le nuvole. Mi fissa spavalda, non cerca di nascondersi se ricambio lo sguardo. Passiamo due o tre secondi così, occhi negli occhi, senza l’ombra di un sorriso o un saluto, come se entrambe stessimo guardando un fantasma. Poi, io riprendo la mia discesa e la lascio lì ad aspettare il passante successivo.

-Signora, il pranzo è pronto!-

Non l’ha ancora capito questa scema che alle undici del mattino non mi va di pranzare? Ogni giorno la stessa storia, prima o poi la strozzo.

-Avanti, signora, venga a tavola. Sempre a quella finestra sta-

E certo che ci sto, sarà mica meglio la tua compagnia? Anzi, menomale che esiste questa benedetta finestra, fosse per te passerei tutto il giorno a letto.

-Da brava, si metta a sedere. Oggi le ho preparato una bella polenta-

Ah be’, siamo a posto. Guarda te se devo farmi fare la polenta da un’ucraina.

-Su, metta il bavaglio che se no si sporca la camicetta-

Ma cosa mi tocca fare. Se mi vede il mio Alfonso conciata così? Dai, mangiamo in fretta così torno alla finestra, sia mai che passi qualcuno mentre non sto guardando. Alfonso è passato tre volte stamattina. Eh sì, quell’uomo mi ama talmente tanto che esce persino dal lavoro per venire a salutarmi. Per lui è ancora tutto come quando eravamo ragazzini, e andavamo a ballare tutte le sere e i suoi amici lo invidiavano perché aveva la compagna più bella. Che gambe che avevo ai tempi, e come si muovevano! Roba che questa ucraina se le scorda. E quanti complimenti mi faceva Alfonso mio! Ogni giorno ero una cosa diversa, la stella più luminosa del cielo, il fiore più colorato del prato, la canzone d’amore più melodiosa. Quando mi vedeva con un vestito nuovo addosso si commuoveva e veniva a baciarmi tutta, dicendomi che i suoi occhi non si sarebbero mai stancati di guardarmi. Anche adesso che cammino con il bastone mi dice che sono più bella, perché di gambe ne ho tre, e sono l’unica donna al mondo con tre gambe da urlo. Da urlo, dice proprio così, io non lo sapevo cosa voleva dire e ho dovuto chiedere a mia figlia. Pure lei me lo dice sempre, “Mamma, quanto ti ama il babbo!”, dice che lei se le sogna certe cose. C’è poco da fare, di Alfonsino ce n’è uno solo. Alcune volte mi manca, perché non è che venga a casa tanto spesso. È un gran lavoratore lui, sta mettendo via i soldi per andare in Africa, è sempre stato il nostro sogno e ora che i figli sono grandi possiamo realizzarlo. Quindi è sempre in ufficio e io devo stare qui con questa rimbambita. Però lo vedo dalla finestra, anche se spesso è troppo di fretta per fermarsi. Lo vedo arrivare da lontano, lo riconosco subito, alcuni giorni sembra più giovane, altri è più vecchio di come me lo ricordo. Appena lo scorgo il mio cuore inizia a battere così forte che penso di restarci secca. Ne ho già avuti due di infarti, capace che mi fa pigliare il terzo. Il dottore me l’ha detto che amo troppo per il mio debole cuore, ma io non so che farci, non si può non amare uno come Alfonso. Con quegli occhi che ha, poi! Grandi grandi e scuri scuri. C’è una ragazza che li ha simili, passa sotto la finestra di tanto in tanto. Certo non sono belli come quelli di mio marito, ma ogni volta che la vedo mi sembra di vedere lui. L’ucraina dice che sono fissata, perché spesso sto alla finestra anche di notte e lei si arrabbia e mi dice che mi manca qualche rotella e che Alfonso non arriverà mai. Io lo aspetto comunque, che magari sente freddo e ha voglia di tornare a casa.

GS

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24 thoughts on “Vecchia spiona”

  1. Bellissimo racconto…intenso,pieno di significato ma non tedioso,di quelli che si leggono in un soffio. L’ambientazione mi è cara,adoro Bergamo città alta,ci sono stata un sacco di volte tempi addietro e,se vogliamo trovare una coincidenza,uno dei tre nomi dell’anziana signora è il nome di mia madre! Brava,complimenti giuliasolepizza!!! 😉

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  2. Meravigliosa l’idea di prendere spunto da un piccolo episodio di vita quotidiana, che ai più potrebbe apparire persino banale, quale una persona anziana dietro una finestra, per ricavarci una storia di fantasia di notevole spessore e capacità narrativa… brava Giulia!

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  3. la parte migliore, a mio personalissimo giudizio, è poco dopo l’incipit, dove la via si restringe e il marciapiede lascia il post all’acciottolato….c’è cura per i dettagli e premura che il lettore “veda” e salga con lo sguardo lungo il rampicante fino alla finestra. il resto è un buon racconto, ma quel passo è una piccola chicca.
    ml

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      1. È bello scoprire anche quello checscrivono gli altri… hai la mia stessa passione, scrivere per esternare quello che hai dentro, e leggere per arricchire sempre di più il tuo bagaglio. Son certa che troverai parecchi estimatori 😊

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  4. una bella rappresentazione di una signora anziana il cui passatempo e osservare chi scende per quel viottolo tutto curve verso Bergamo bassa. Credo di averlo fatto anch’io una volta però dal basso verso l’alto per andare a cenare in ristorante nella parte alta.

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