Racconti

Sono andata a intervistare i morti

Richiesta bizzarra, quella del mio capo. So cosa state pensando, all’inizio non ci credevo nemmeno io. Se non fosse che è astemio da praticamente sempre, avrei dato la colpa all’alcool. Cosa poteva portarlo a dire una simile idiozia, se non una sbronza colossale? Ebbene, nessuna sbronza, nessuno scherzo, solo la pura verità.

Mi si presenta in ufficio una mattina di ottobre, il cielo è grigio e io sono già al terzo caffè. Sto finendo di scrivere il solito articolo sui borseggiatori in stazione, che riproponiamo con parole diverse ogni settimana. È vero, la stazione del nostro paese è particolarmente disagiata, ma provateci voi a scrivere un concetto in ventiquattro stili diversi in modo da camuffare il fatto che si tratti dello stesso identico articolo. Eh no, non è mica facile. Comunque, entra nel mio ufficio senza bussare, con un’enorme ciambella rosa in mano e dello zucchero a velo sulla cravatta. Come fai a prenderlo sul serio uno così, direte voi. Sì, come caporedattore in effetti non è molto credibile, ma Emilio è una brava persona e qui gli vogliamo tutti bene. Alzo la testa dal computer e noto il suo sguardo elettrizzato, folle, vagamente inquietante, come quello di un bambino al luna park.

-Carla- esordisce, con ancora la bocca piena. -Devi andare a intervistare i morti. Ho in mente un servizio pazzesco-

Quasi non mi strozzo con l’ultimo sorso della terza tazza di caffè. Solitamente non sono una persona impressionabile, è per questo che sono brava nel mio lavoro, riesco a scrivere articoli sugli argomenti più crudi e disperati senza farmi coinvolgere emotivamente, rimanendo sempre oggettiva e distaccata. Ma come fai a rimanere oggettiva e distaccata quando ti chiedono di andare a parlare con i morti? Emilio nota il mio sguardo perplesso (o forse dovrei dire incredulo, sconcertato, disorientato, da “ma-che-cazzo-stai-dicendo”) e si affretta a spiegare. In poche parole, c’è questa tizia, una certa Filomena, Filoberta, Fil-qualcosa, che sostiene di saper comunicare con l’aldilà. Parliamoci chiaro, io a queste cose non ci credo, ma Emilio, che è risaputo essere un boccalone, l’ha incontrata per caso non so dove e ne è rimasto affascinato. Dice di aver avuto una conversazione molto profonda con la moglie (deceduta, ahimè, ormai tre anni fa). Ancora una volta, ho pensato che dovesse essere ubriaco, per forza. Va bene, è astemio, allora magari era fatto? Negativo, dona regolarmente il sangue e non ci sono presenze anomale nelle sue analisi. Quindi, dopo questo magico incontro, ha maturato la brillante idea di mandarmi da questa vecchia a intervistare un numero imprecisato di morti, ponendo loro un’unica domanda: “Se potessi tornare indietro, quale sarebbe l’ultima cosa che faresti prima di morire?” Sembrerebbe un servizio fico, se non fosse per il fatto che i morti sono morti.

-Domanda interessante,- gli dico. -ma temo non lo sapremo mai-

Fine della storia, direte voi. E invece no, non la scampo così facilmente. Purtroppo, scemenze o meno, Emilio è il mio capo e, se mi voglio tenere stretto il lavoro, devo anche andare a intervistare i morti. Ebbene, mi scrive l’indirizzo su un post-it e mi spinge letteralmente fuori dall’ufficio. Guido per tipo quaranta minuti e arrivo in questa casa ovviamente persa nel nulla. Appena entro penso che devono essersi dimenticati di pagare la bolletta, perché la luce è fioca e soffusa. Le finestre sono tutte chiuse e sprangate e c’è un velo di fumo che aleggia appena sotto al soffitto. Sembra uno di quei posti in cui accadono cose, se fossi in un film qui ci resterei secca. Questa Fil-qualcosa è meno rugosa di come me l’aspettavo e da una prima occhiata mi sembra di capire che nell’armadio abbia solo capi con paillettes: è letteralmente un luccichio unico, da sola basta per illuminare quello spazio angusto. Mi offre degli infusi poco raccomandabili, che ovviamente rifiuto con garbo – non voglio ritrovarmi ad avere allucinazioni o simili. Chissà se Emilio ha bevuto uno di questi prima di “comunicare” con sua moglie. Le faccio capire che preferisco saltare i convenevoli, sono lì solo per l’articolo. Ed eccolo, il momento che tanto aspettavo. Si sistema su una sedia con i braccioli vellutati e lo schienale esageratamente alto, chiude gli occhi e inizia a respirare profondamente. Rimane così per un tempo che mi sembra interminabile, poi, all’improvviso, come presa da un attacco di epilessia, inizia a tremare violentemente. Il mio istinto mi dice di chiamare i soccorsi, questa ha le convulsioni, altroché. Ma, prima che io possa recuperare il cellulare dalla borsa, Fil si ferma di botto e riapre gli occhi. Ci guardiamo per qualche secondo, infine capisco che tocca a me.

-Ehm, salve, signor…-

-Ugo- dice Fil.

Nonostante lei sia serissima, a me viene da ridere.

-Bene, signor Ugo- (e qui soffoco un risolino) -Volevo porle una semplice domanda. Se potesse tornare indietro, quale sarebbe l’ultima cosa che farebbe prima di morire?-

-Facile- risponde subito, quasi non avesse avuto bisogno di pensarci. -Non tradirei mia moglie. O almeno, non lo farei nel fienile. È lì che ha ucciso me e la mia amante-

-Ah be’, come biasimarla- sogghigno. -Grazie, signor Ugo, è stato un piacere-

Attento qualche minuto. Fil-qualcosa ripete l’operazione di prima, con spasmi e tutto il resto.

-Buongiorno, parlo con il signor…?-

-Smith-

-Oh, bene, signor Smith. È inglese?-

-Ero-

-Certo. Dunque, volevo chiederle, se potesse tornare indietro, quale sarebbe l’ultima cosa che farebbe prima di morire?-

-Ammazzerei di botte quel bastardo di Graves. Il pensiero che sia ancora vivo e si scopi mia sorella non mi dà pace-

-Be’, può sempre perseguitarlo. La ringrazio, signor Smith-

Attesa.

-Ho il piacere di parlare con…?-

-Linda-

-Salve, Linda-

Le pongo la domanda.

-Non saprei. Forse, direi una volta in più ad Alfio quando lo odio, prima di buttarmi giù dal ponte-

-Ma quanti bei messaggi d’amore! Grazie, Linda, è stato illuminante-

Bene, l’ultimo e poi me ne vado. Questa Filoberta-Filomena ha zero fantasia, avrebbe potuto sicuramente inventarsi delle storie migliori. Ancora una volta, toccherà fare tutto a me.

-Buongiorno. Il suo nome?- chiedo, pronta ad annotarlo sul taccuino.

-Alessandro, ma tu mi chiamavi Alex-

Mi cade la penna dalla mano. Alzo lo sguardo su Fil.

-Come, scusa?-

-Ciao, Carla- fa lei.

Rimango per un attimo senza parole, improvvisamente mi si secca la gola.

-Non è divertente- dico poi, fulminando la donna con gli occhi.

-Non posso credere che sia davvero tu. Quanto sei bella- continua lei.

-Basta, la smetta-

-So che non credi in queste cose, non ci hai mai creduto. Ma sono io, Alex. Appena ho sentito che una medium cercava volontari per un’intervista con una certa Carla, mi sono messo in fila. E adesso sei qui, ce l’ho fatta a rivederti un’ultima volta-

Mi alzo di scatto.

-A che gioco sta giocando, eh? Io sono una giornalista, sono qui per lavoro. Mi sta facendo perdere tempo-

-Carla, non prendertela con la signora, lei è incosciente in questo momento. Sono io, devi credermi-

Rimetto taccuino e penna nella borsa.

-Qui abbiamo finito-

Inizio a dirigermi verso la porta, ma la donna si alza e mi segue.

-Ci siamo conosciuti a marzo, a una festa di paese, tu dovevi intervistare i partecipanti e io ero al mio primo ingaggio come fotografo-

-Ma come si permette?-

-Al nostro primo appuntamento siamo andati da McDonald’s perché nessuno dei due poteva permettersi di meglio-

-La faccia finita o la denuncio!-

-Fammi la domanda! Sei qui per lavorare, allora fallo. Avanti, chiedimelo-

Mi fermo. Voglio vedere fino a dove si spinge quest’impostora.

-Bene, signor Alex. Se potesse tornare indietro,- dico lentamente, scandendo le parole. -quale sarebbe l’ultima cosa che farebbe prima di morire?-

Silenzio.

-Non prenderei la macchina alle tre del mattino, arrabbiato e ubriaco, dopo aver discusso con te tutta la notte-

Il mio cuore salta un battito e mi sento svenire.

-E ti direi che ti amo-

GS

(Segui Donut open this blog su Facebook per non perderti i miei pensieri strampalati!)

Annunci

39 thoughts on “Sono andata a intervistare i morti”

  1. Ho riflettuto su questo post e non ho potuto fare a meno di fare due passi indietro per tornare qui a lasciarti le mie parole di approvazione. Mi è piaciuto molto, ben scritto ed emotivamente coinvolgente (tra l’altro mi hai ricordato un periodo della mia vita in cui con i morti ci parlavo davvero…ma questa è un’altra storia)
    Piacere di conoscerti
    Un caro saluto
    Carlo

    Liked by 2 people

  2. Ciao Giulia! Grazie per essere passata da me e piacere di incontrarti!
    Per quanto riguarda questo racconto, è piuttosto singolare anche come idea…mi è piaciuto tantissimo perché è pieno di fantasia ma anche potrebbe essere reale, se mi spiego bene in poche parole….brava Giulia!🌸

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...