Pensieri sparsi, Recensioni

La mia vita in libri /2

Buongiorno e buon mercoledì a tutti! Eccomi tornata con il secondo episodio della rubrica “La mia vita in libri”! Settimana scorsa vi ho parlato dei libri che hanno segnato gli anni della mia infanzia e preadolescenza, quindi quelli di elementari e medie (ecco l’articolo: La mia vita in libri /1). Oggi, invece, vi elencherò i romanzi più importanti della mia adolescenza, corrispondente ai cinque anni del liceo. Come l’altra volta, mi piacerebbe molto se poi voi condivideste con me i vostri libri significativi, tramite un commento o un messaggio privato (basta andare qui), specificando perché sono importanti per voi o a cosa li collegate. Ovviamente non potrò citare tutti i libri che ho letto durante le superiori, ma parlerò solo di quelli che porto e porterò sempre nel cuore.

Nella scorsa puntata, avevo accennato a quello che è stato il mio genere letterario preferito dall’inizio delle medie fino ad adolescenza inoltrata: il fantasy. Alcuni di voi avevano mostrato un certo interesse nel sapere come nacque questa mia grande passione, ma non avevo approfondito l’argomento per poterne parlare meglio oggi. Come avevo detto, l’amore per il fantasy mi fu tramandato da mio nonno e mio padre, due grandi fan ed estimatori del genere. Ne parlo in questo episodio, pur risalendo al periodo di cui ho trattato la volta scorsa, perché si collega al mio romanzo preferito in assoluto, che però ho letto da adolescente. Quindi, ho iniziato sì ad amare il fantasy letterario da bambina, ma il vero capostipite del genere l’ho preso in mano il primo anno di superiori, pur avendolo conosciuto tempo prima in versione cinematografica. Infatti, mi sono avvicinata per la prima volta al fantasy tramite un film e non un libro. E qui credo che ormai sia chiaro a tutti. Gennaio 2002. Uci Cinemas di Curno (Bergamo). Io, mio nonno, mio papà, mia mamma (incinta di mia sorella) e mia nonna. Il Signore degli Anelli. La Compagnia dell’AnelloChe dire? Avevo cinque anni quando lo vidi e quando divenne il film della mia vita. Ricordo ancora nitidamente alcuni sprazzi di quella sera al cinema: primo, ero troppo bassa e avevo un seggiolino rialzante sulla poltrona; secondo, mia nonna aveva paura ma, non volendolo ammettere, aveva passato tre ore a cercare di convincere me a uscire dalla sala, sostenendo che fossi troppo piccola per il genere; terzo, nelle scene in cui comparivano i Nazgul chiudevo gli occhi e mi stringevo alla pancia da settimo mese di gravidanza di mia mamma. Non so perché la me di cinque anni rimase così affascinata da quel film, sta di fatto che ancora oggi, che di anni ne ho venti, provo ogni volta che lo vedo gli stessi brividi (o forse anche di più, visto che lo capisco molto meglio e che ho scoperto le versioni estese). Quando poi diventai abbastanza grande, divorai anche il libro, e da lì il mio amore raggiunse livelli mai esplorati prima. Non so cosa mi leghi tanto a questa storia, se i personaggi, le battaglie, gli elementi fantastici, la Terra di Mezzo, l’universo Tolkieniano o il semplice fatto che fosse una cosa mia e di mio nonno. So solo che, pur conoscendo libri e film a memoria, non potrei mai stancarmi di leggerli o vederli. Non potete neanche minimamente immaginare quanto tempo abbiamo passato io e mio nonno a parlarne. Era ciò che ci univa e non ci annoiava né passava mai. Adesso che lui non c’è più, le sue veci le fa mio padre, che già quando ero bambina mi aveva letto tutto Lo Hobbit (di cui ho parlato nello scorso capitolo). Il Signore degli Anelli è e sarà sempre il mio romanzo e film preferito, lo porto nel cuore e inciso nella pelle, dal momento che ho un tatuaggio dedicato proprio ad esso (magari un giorno ve ne parlerò). Non aggiungo altro se no mi commuovo.

Lasciamo da parte il fantasy, di cui ho già parlato abbondantemente, e passiamo agli altri titoli che non posso non nominare:

Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano, un libro che mi ha preso il cuore, me l’ha accartocciato per bene e poi me l’ha restituito così. Se siete sensibili, emotivi, empatici, attenzione: ci sono pesanti effetti collaterali. La storia è originale, cupa, d’amore ma anche di odio, scritta divinamente e in grado di lacerare l’anima. Tutt’altro che un libro adolescenziale.

Colpa delle stelle di John Green, invece, è la classica storia d’amore per adolescenti. Sicuramente se lo rileggessi adesso lo vedrei con occhi diversi, ma credo comunque che sia un libro molto sottovalutato, forse anche perché associato troppo al film. Io ho amato entrambi, ma hanno due tipi di profondità completamente diversi: il libro è molto meno “storiella romantica” di quanto sembra. Inoltre, John Green è in assoluto uno dei miei scrittori contemporanei preferiti, non tanto per le storie che racconta, ma proprio per lo stile di scrittura. Ironico, divertente, sagace, leggero ma anche profondo, un giorno vorrei essere capace di scrivere come lui. Ha un’abilità nel giocare con le parole che lascia – appunto – senza parole.

La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker. Capolavoro. Ho da dire solo questo. Vi basti sapere che si tratta di un mattone di quasi ottocento pagine e che l’ho divorato in tre giorni. Tutt’oggi uno dei libri che mi ha rapita di più in assoluto.

-La saga di Hunger Games di Suzanne Collins. Anche qui, devo scindere i libri dalla trasposizione cinematografica: i film sono carini (in più c’è quella gran gnocca di Jennifer Lawrence, che adoro), ma non sono nulla se paragonati ai tre libri. La Collins ha il potere di tenere sempre alta l’attenzione del lettore e di concludere ogni singolo capitolo con un colpo di scena (il che non è sempre un bene, visto che ti costringe a cominciare il capitolo successivo ancora e ancora e addio ore di sonno). La storia è incredibilmente matura, realistica e credibile, pur trattandosi di un romanzo distopico, e se pensate che lasci molto spazio agli intrecci amorosi vi sbagliate di grosso: nei film hanno reso il triangolo Katniss-Peeta -Gale quasi al pari di quello Bella- Edward-Jacob di Twilight (dio ce ne liberi), ma nei libri ricopre una posizione decisamente marginale. Anche se viene presentata come “young adult”, è una saga che consiglierei a tutti, compresi i più grandicelli.

Ragazzo da parete di Stephen Chbosky (ora conosciuto come Noi siamo infinito) è un libro che mi ha aiutata a entrare nel mondo “dei grandi”. L’ho letto quando avevo circa sedici anni e ho amato ogni sua singola pagina. È un romanzo epistolare che tratta tematiche forti e importanti, che toccano – direttamente o indirettamente – chiunque stia attraversando quel periodo della propria vita, quali sesso, droga, omosessualità, suicidio, pedofilia… La storia è incredibilmente veritiera e scritta con sensibilità e attenzione ai dettagli, i personaggi sono splendidi, uno più complesso dell’altro, la vicenda è profonda e porta a riflettere. Non è certo un libro che lascia vuoti, soprattutto se si ha quell’età.

Un giorno di David Nicholls. Sarò sincera, al momento ricordo molto poco questo romanzo. Devo averlo letto tra i quindici e i sedici anni ma, a parte la trama generale, ho rimosso tutto. So solo che, quando lo lessi, mi piacque e commosse molto. L’ho inserito nella lista perché, guardando la copertina, mi vengono in mente sensazioni positive e ricordo di essermici molto affezionata in quel periodo.

Arthur Conan Doyle e ancora Agatha Christie. Loro mi hanno accompagnata lungo tutta l’adolescenza, sono stati come “nonni” per me e non smetterò mai di vederli come eroi. Ma che ve lo dico a fa’?

Questi sono i libri e gli autori che hanno segnato i miei cinque anni di liceo, fatemi sapere quali furono i vostri! Da quanto ho capito dai commenti e messaggi che ho ricevuto dopo lo scorso articolo, ci sono alcuni anni di differenza tra me e la maggior parte di voi, per cui non mi stupirei se non trovaste nella lista titoli in comune ai vostri. Anzi, io sono curiosissima di sapere cosa leggevate voi da adolescenti e quali libri vi portate nel cuore. Auguro a tutti una buona giornata!

GS

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13 thoughts on “La mia vita in libri /2”

  1. Arthur Conan Doyle, e Agatha Christie… già da questo potrei promuoverti a pieni voti! 😀
    Per quanto riguarda gli altri, un giorno mi sono fatto convincere da un collega a leggere Il signore degli Anelli (lui è un patito all’ennesima potenza): iniziai !Lo hobbit”, ma dopo una pagina e mezzo lo accantonai, poiché non è il genere di fantasy che mi piace; Condivido il tuo parere per Joel Dicjer: anche a me “La verità sul caso Harry Quebert ” è piaciuto moltissimo! Degli altri di cui hai scritto, a parte i titoli, non li ho mai letti.
    In cima alla lista, forse metterei i romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle, poi non so…

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  2. Se ripenso alle letture che hanno segnato il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e quindi a… pensare da “grande”, allora penso a “Un uomo” e “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci, “Gli indifferenti” e ” La Ciociara”di Moravia. Se penso al fantasy, allora a tutti i vari romanzi di Marion Zimmer Bradley. Da adulta, sono diventata una fan sfegatata della serie “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin…ebbene sì 😉

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  3. Come ti ho già detto al liceo non ho letto granché.
    Dei libri da te citati ho letto Tolkien (ma mi manca Lo Hobbit, iniziato e poi lasciato, non mi ha preso come il seguito), Arthur Conan Doyle, Agatha Christie, Green, Nicholls e Chbosky. Ma questi ultimi tre solamente di recente.
    Mchan

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