Pensieri sparsi

Fino a un paio di anni fa

Amo le conversazioni notturne. Trovo che, al cospetto della luna (e con la persona giusta), sia molto più facile spogliarsi delle inibizioni e parlare di sé. Raccontarsi, senza paure, confidando sogni e debolezze, quasi come se ci si riferisse a qualcun altro. E, a volte, anche se non lo sappiamo, è proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Ieri sera è stato così. Ero con il mio ragazzo sotto casa mia, in macchina, era tardi. Pur essendo entrambi stanchi morti, non avevamo voglia di salutarci – fosse stato per noi saremmo andati avanti a chiacchierare tutta la notte. Ci guardavamo, le teste appoggiate allo schienale del sedile, gli occhi lucidi dal sonno, e parlavamo. Siamo saltati da un argomento all’altro, come facciamo sempre, e, tra le altre cose, abbiamo parlato anche di agitazione, tensione, ansia. In quel momento, è avvenuta la magia: mi sono lasciata andare, ho raccontato una parte di me che non avevo mai esplicitato ad alta voce, un lato del mio carattere che, con il tempo, ho imparato a controllare, ma che mi ha abitata per diversi anni. Solo adesso che sono cresciuta, cambiata e che ho combattuto questo nemico fino a, non dico sconfiggerlo, ma sicuramente indebolirlo, mi rendo conto di quanto abbia influito sulla mia adolescenza. È come se mi avessero messo gli occhiali, vedo tutto in modo più chiaro, nitido, oggettivo. Mi sembra quasi di parlare di una persona che non sono io. Be’, in un certo senso è proprio così. Quella non sono più io.

Fino a un paio di anni fa, se potevo, evitavo di prendere i mezzi pubblici da sola. Non è che avessi paura, ma il farlo mi provocava tachicardia: mi metteva a disagio tirare fuori il braccio per chiamare il pullman, obliterare il biglietto, suonare il campanello per prenotare la fermata, soprattutto se dovevo andare in un punto più lontano della città o in provincia (cosa che, durante quegli anni, ho fatto veramente di rado).

Fino a un paio di anni fa, mi capitava di rifiutare appuntamenti con ragazzi, che magari mi piacevano anche, perché avevo paura di non riuscire a beccarli nel luogo dell’incontro. “Ci vediamo in piazza alle quattro”, sì ma in piazza dove? Una piazza è grande, come facciamo a trovarci? Se io ti aspetto da una parte e tu da quella opposta? Se c’è troppa gente e non ti vedo? O, peggio, se tu mi vedi da lontano ma io no, quindi faccio la figura di quella che gira a vuoto? O se sei in ritardo e mi capita di doverti aspettare, sola, a fare niente, come un’idiota?

Fino a un paio di anni fa, odiavo parlare con gli sconosciuti. Ma non in generale, solo se dovevo essere io a fare la prima mossa. Esempio: fermare qualcuno per un’informazione; entrare in un negozio e chiedere alla commessa di un determinato articolo; andare in un fast food e ordinare da mangiare. E sì che recito da quando avevo sei anni, sono abituata a stare sul palco e a parlare di fronte a un pubblico – e questo non mi imbarazza affatto, anzi. Non si trattava di timidezza, anche perché quando erano gli altri ad attaccar bottone parlavo tranquillamente, era più il fatto di dovermi rivolgere per prima a qualcuno, interrompendo ciò che stava facendo, interferendo con il corso dei suoi pensieri.

Fino a un paio di anni fa, mi agitava dover passare accanto a gruppi di ragazzi della mia età. Non so perché, forse avevo la sensazione di essere guardata male, giudicata, o forse non ne ero nemmeno del tutto cosciente. So solo che, quando capitava, il battito del cuore aumentava e il passo accelerava. Che cosa incredibilmente stupida.

In questi ultimi due anni sono cambiata tantissimo.

Ho vissuto per sei mesi a Londra, dove prendevo enne mezzi diversi al giorno – e non ero sempre sicura di dove portassero; dove ho conosciuto tantissime persone nuove, sia italiane sia straniere, la maggior parte delle quali via social, per poi darsi appuntamento dal vivo e doversi incontrare in mezzo a piazze o a folle di gente.

Ho passato settimane a uscire ogni mattina per portare in giro il mio curriculum, entrando in negozi e bar e interagendo di mia spontanea volontà con sconosciuti.

Ho recuperato gran parte della mia autostima in frantumi e l’ho ricostruita, tassello per tassello, da sola e con l’aiuto di mani amiche.

Oggi, ventun marzo duemiladiciassette, posso dire di camminare a testa alta. Di non essere accompagnata ovunque io vada da Ansia, Tachicardia e Inadeguatezza. Di poter fare un colloquio di gruppo e risultare la migliore. Di essere brava in quelle che sono le mie passioni. Di non guardare sempre a chi reputo “più…” di me. Di piacermi. Di sorridere.

E gran parte di tutto questo lo devo a lui. A lui che, ieri sera, seppur stanco morto, con la testa appoggiata allo schienale del sedile e gli occhi lucidi dal sonno, si è dovuto sorbire tutto il discorso che avete appena letto.

GS

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30 thoughts on “Fino a un paio di anni fa”

    1. ok il telefono non collabora. Si capisce ma ribadisco : è molto molto bello questo post giulia. Mi ci sono rivisto tanto. Ma l’importante è esserne usciti da vincitori 💪😊❤

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  1. Quando ero un’ adolescente avevo più o meno i tuoi stessi “problemi”, se così vogliamo chiamarli, e queste tue parole mi hanno fatto pensare proprio agli stessi sentimenti di insicurezza ed inadeguatezza che vivevi tu fino ad un paio di anni fa. Anche per me era impensabile fare certe cose, cose banali, e sentirmi inadeguata. Molto spesso, in mezzo alla gente mi sentivo come un pulcino in mezzo a tanti gatti. Poi sono cresciuta e sono cambiata. Sono diventata molto più sicura e socievole e mi piaccio molto di più! Quando hai parlato dell’autobus mi è venuto da sorridere perché “io che prendevo l’autobus da sola? Ma anche no!” mentre oggi viaggio spesso e volentieri da sola e con il mezzo di trasporto più conveniente, qualunque esso sia! Del mio cambiamento però, non ringrazio nessuno in particolare eccetto che me stessa, perché ho lavorato duro, ma davvero duro, per essere la persona che sono oggi. Ti saluto e ti faccio i complimenti per questo articolo, ci vuole coraggio a mettersi “a nudo”. 🙂

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  2. Ti capisco perfettamente. Io, pero, al contrario tuo, piu che ansia trovo inadeguate (molte volte aprioristicamente) le persone con cui “dovrei” aprirmi. Anzi, a dire il vero guardo di traverso chi prova a confidarsi troppo con me. È come se volessi scoprirle io certe cose. È come se, soprattutto con le ragazze mi capita questo, la parte del cavaliere inesistente che svela il velato toccasse sempre – e soltanto – a me. Devo dire che ad indagare nei sentimenti dell’animo altrui non sono per niente male, ma la verità è che forse non ho ancora trovato un’anima come quella con cui hai la fortuna di confidarti

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  3. Credo siano tantissime le persone che attraversino il periodo che hai descritto, ma il tempo, l’intelligenza, e le persone amiche, come hai detto tu, consentono di superarlo in un’ottica di evoluzione naturale. Ma credo anche che ce ne siano tante altre che non hanno questa fortuna e si portano appresso ansie e fobie anche gravi per tutta la loro vita… bel post Giulia…come sempre!

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  4. Il tuo scritto mi ha fatto commuovere, allora è vero che l’amore può salvare? Oppure la crescita la devi a te sola? Anche io ho della strada da fare, mi sono ritrovata in diverse cose che hai detto. … e vorrei credere di potercela fare da sola, nel superare i miei limiti. Che se aspetto l’amore, aah… Se aspetto l’amore potrebbe volerci troppo tempo per crescere e migliorare come ci sei riuscita tu.

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    1. Io sono convinta che nessuno si salvi davvero da solo. Nel senso, il cambiamento l’ho fatto io e io soltanto, sono io che ho vissuto tutte quelle ansie e io che sono riuscita a scacciarle. Ma non ci sarei mai riuscita senza alcune presenze. Questo non vuol dire che sia stato l’amore a cambiarmi, ma mi ha aiutata a capire che dovevo reagire e a combattere affinché potessi cambiare, è stato uno stimolo e una motivazione, cosa di cui tutti quelli che si trovano in una situazione simile hanno bisogno. Non devi per forza aspettare l’amore inteso come di coppia, basta trovare qualcuno di cui potersi fidare e a cui potersi appoggiare, che ti possa accompagnare in questo tuo percorso di crescita. Non ci si deve vergognare a chiedere aiuto, anzi. Forza! Ti mando un abbraccio. ❤

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  5. Da gennaio a questa parte, per vicende personali, mi sento veramente molto cambiata e in positivo. Sono più aperta al mondo e alle cose. Penso che, anche se molto faticoso, basta volerlo il cambiamento perché poi in qualche modo accade.

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