Racconti

La Signorina-Non-Ho-Voglia

(ATTENZIONE: Questo è il seguito di Seduzioni)

Era vero, Asia era sempre stata single. Non che fosse brutta, anzi: nella scala da oscena a scopabile, tutti i ragazzi che la conoscevano l’avrebbero posizionata tra i primi posti; e non era neanche stupida: nonostante non studiasse più da un pezzo, era molto più sveglia della maggior parte dei suoi coetanei. Semplicemente, non aveva voglia.

La prima persona ad affibbiarle quel nomignolo era stata la sua maestra di matematica delle elementari. Signorina-Non-Ho-Voglia, la chiamava.
«Perché hai lasciato l’espressione incompleta?»
«Non avevo voglia».
«Perché non finisci mai i compiti?»
«Non ho voglia».
A quanto pare, le cose che Asia bambina aveva voglia di fare erano davvero poche. Aveva voglia di leggere. Aveva voglia di disegnare. Aveva voglia di ascoltare la musica. Tutte attività che non implicavano il coinvolgimento di altre persone. Per il resto, era una lotta continua.
Quando qualcuno le diceva di fare qualcosa che lei non voleva fare, la Signorina-Non-Ho-Voglia scuoteva ripetutamente il capo, incrociava la braccia e assumeva un’espressione tanto adorabile quanto irritante, con le sopracciglia aggrottate, gli occhi ridotti a due fessure e il labbro inferiore sparato in avanti. E la cosa davvero fastidiosa era che non esistevano motivi che giustificassero la sua non-voglia: spesso e volentieri si trattava di mere prese di posizione. Aveva deciso che non le andava di fare il bagno? Era la fine: anche se non c’erano particolari ragioni per non farlo, nessuno sarebbe riuscito a convincerla. L’unica era quella di sgridarla, minacciarla, metterla in punizione, o, nei peggiori dei casi, costringerla. E così, l’infanzia della Signorina-Non-Ho-Voglia era stata un vero inferno.
Con il passare degli anni, la piccola (non più tanto piccola) Asia aveva capito che, se solo fosse stata meno rigida, avrebbe potuto tranquillamente evitare una miriade di discussioni. Dunque, si ammorbidì e così migliorò il rapporto con i suoi genitori e con gli insegnanti.

Sul fare dell’adolescenza, poteva affermare di essere una ragazzina (quasi) del tutto normale: studiava, interagiva con i coetanei, aiutava i genitori in casa e aveva sviluppato nuove passioni, tra cui la fotografia e il viaggio. Ma, dentro di lei, viveva ancora, imperterrita, la Signorina-Non-Ho-Voglia, che non sembrava avere alcuna intenzione di andarsene.
«Perché non vedi più spesso le tue amiche?»
«Non ho voglia».
«Perché non esci con quel ragazzo a cui piaci tanto?»
«Non ho voglia».
Ancora, la vita di Asia era una lotta continua, questa volta tra lei e la sua nemesi.
Più cresceva e più si rendeva conto di essere diversa dalla maggior parte delle sue compagne. Al quarto anno di superiori conobbe una ragazza, si chiamava Gabriella, ma tutti la conoscevano come La Ladra, a causa della sua passione per i ragazzi già occupati: era sexy, sfacciata, sembrava non avesse paura di nulla. Si frequentarono per un breve periodo, Asia sperava che quell’amicizia la aiutasse a sbloccarsi e a liberarsi della sua non-voglia, ma poi si erano allontanate senza un motivo, come accadeva nella maggior parte dei casi.

La Signorina-Non-Ho-Voglia aveva portato Asia a interrompere gli studi subito dopo il diploma, ma non si era ribellata quando la ragazza aveva iniziato a cercare lavoro – persino lei sapeva che ne avevano bisogno.
E così, tra un contratto part-time e l’altro, tra una storiella di una notte e l’altra, Asia aveva raggiunto i venticinque senza poter dire di aver mai davvero vissuto. Il periodo peggiore arrivò quando, a causa della crisi, fu licenziata dal negozio di alimentari in cui era riuscita a lavorare per ben tre anni senza che la Signorina-Non-Ho-Voglia si opponesse.
Ciò che diede davvero una svolta alla sua vita avvenne grazie all’impiego successivo, che cancellò la Signorina-Non-Ho-Voglia e la sostituì con Lula, la centralinista più richiesta del call center “Seduzioni”.

E l’incredibile avventura che ne seguì compensò tutti quegli anni sprecati a dire «non ho voglia».

(to be continued…)

GS

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25 thoughts on “La Signorina-Non-Ho-Voglia”

  1. Molto bello ti dirò attendo anche io il proseguo. Mi cimento anche io nelle storie mie e del rugoso ma in maniera meno bella della tua. Tu sei proprio brava 🙂 Complimenti!

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  2. beh, l’idea che Asia, la svogliata per antonom’asia *guarisca* dal suo cronico “non-ho-voglia” grazie al lavoro al telefono erotico è intrigante. in effetti direi che potrebbe essere l’equivalente di una psicoterapia cognitiva: simulare di avere voglia e di desiderare intensamente qualcuno o qualcosa, a lungo andare deve per forza avere qualche effetto sulla sua poltiglia grigia. ricordo uno studio (un po’ delirante per la verità) pubblicato da qualche gruppo di psicologi inglesi che dimostrava un miglioramento significativo del tono dell’umore nei pazienti affetti da depressione costretti a sorridersi allo specchio per mezz’ora al giorno.
    : )))
    beh, magari mi sbaglio, magari la svolta avverrà più che altro per caso, il giorno dell’appuntamento sull’altopiano di Asiago fissato con un cliente di Gallio conosciuto proprio al telefono erotico. con estrema probabilità, la signorina non-ho-voglia avrà una crisi mistica di fronte al cartello di località e si sbloccherà, partendo alla carica della vita dopo aver letto in stampatello ASIA-GO!

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  3. buongiorno. anche io sono in attesa del seguito. Mi piace il tuo racconto. Agile, veloce, piacevole, giovane, energico, insomma una bella botta di vita. Piace perché a cavallo tra fantasia e realtà e sei riuscita a tirare fuori dalla quotidianità… che dovrebbe offrire botte di vita e invece la si trova qui. o ora, attendo.
    a presto.

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