Pensieri sparsi

Non so vivere

Ho vent’anni e non so vivere.

Dicono che a quest’età dovrei mangiarmela la vita, che dovrei inseguire i miei sogni, progettare il futuro, spiccare il volo, iniziare a delineare la persona che sono e che voglio essere. Dovrei puntare in alto, risplendere, eccellere. Dovrei impegnarmi, dare tutta me stessa, sputare sangue per raggiungere i miei obiettivi. Dovrei essere forte, matura, determinata, responsabile, ma con quel pizzico di follia che permette di continuare a lottare. Dovrei voler cambiare il mondo. Dovrei, dovrei.

Invece, io non faccio. Nonostante gli sforzi, mi perdo in continuazione. Spreco il mio tempo, rompo tutto ciò che tocco, mi butto via. Sono un turbine di confusione, incoerenza ed emozioni contrastanti. Ho una quantità infinita di personalità e versioni di me nella mia testa, e ognuna di esse fa a cazzotti con le altre. Sono preda delle mie emozioni, non le controllo, come un animale che sente ma non ragiona. Sono vittima del mio umore, che condiziona le mie giornate e quelle di chi mi sta accanto. Non sono lucida, non collego il cervello alla bocca, agisco senza riflettere. A volte sono troppo impulsiva, altre troppo passiva. Non c’è una via di mezzo, non esiste equilibrio. Regna il caos.

Ho vent’anni e sono la peggior nemica di me stessa. Come fai a convivere con questo? Come puoi andare avanti quando incarni tutto ciò che non vorresti essere? Ogni notte vai a letto e ti prometti che domani sarà diverso. La mattina ti svegli e scopri che è ancora tutto come prima. E allora ricominci daccapo: ci provi, cadi, ti abbatti, ti arrendi. Poi ti arrabbi e ti riempi di buoni propositi. Giuro, questa è la volta buona. Ma non lo è mai.

Non è mai la volta buona. Io sono sempre la stessa, la ragazza che finge di apprezzarsi ma si odia e che dorme fino a mezzogiorno. Che fa i capricci e che mente, soprattutto a se stessa. Che arriva sempre troppo tardi, in pratica e in teoria. Che delude tutti quelli che ama. Che vuole cambiare, fare, sbrigare. Ma che rimane sempre chiusa nella sua stanza.

È come trovarsi sul palco e non ricordarsi le battute. O dover interpretare un personaggio che non si conosce. Non ho il copione, il regista è andato a fumarsi una sigaretta. Ho i fari puntati addosso, la platea aspetta con il fiato sospeso. Ma io sono bloccata. Questa non è la mia parte. Non era così che doveva andare. È tutto sbagliato. Vorrei ricominciare, ma ormai è fatta. Non c’è più nulla da salvare. Ormai, si può solo aspettare l’impatto. E sperare che non faccia male.

Ho vent’anni e non so niente. E non sono niente.

“La mia testa è un brutto quartiere e io non dovrei restarci da solo.”

GS

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42 thoughts on “Non so vivere”

  1. Non credo ci sia nessuno al mondo che sappia in ogni momento della giornata e della vita quale sia la cosa giusta da fare e come farla. E che noia sarebbe avere già pronte ed impacchettate le soluzioni per tutte le evenienze. Non è forse meglio conquistarle di volta in volta anche se nell’incertezza e con gran fatica? Le possibili strade sono infinite, per provarle tutte servirebbero metodo e tempo. Mentre al metodo si può ambire, Il tempo rema contro perchè è la risorsa limitata per eccellenza. Allora? Io lo so meno di chiunque altro ma forse ci sono delle scappatoie. Stabilire una scala di priorità, concentrasi su un obiettivo alla volta, imitare e ripercorrere l’esperienza di modelli che ammiriamo. Di sicuro cadere nel vortice delle aspettative globali è molto pericoloso ma anche comodo perchè autocommisera il non applicarsi.

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    1. Il libretto delle istruzioni non esiste, è vero, ma farebbe comodo almeno una spintarella, ogni tanto. Riuscire con fatica e impegno è sicuramente appagante e soddisfacente, ma dopo anni in cui non si ottengono vittorie si iniziano a perdere definitivamente le speranze… Tu hai pienamente ragione, quello che manca a me è il metodo, è proprio quella scaletta di priorità. Mi manca l’ordine.
      Ti ringrazio per il prezioso commento. 🙂

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    1. Io però sono circondata da persone che non fanno altro che ribadirmi quanto questo sia sbagliato… Non capendo che, invece del loro costante giudizio, avrei solo bisogno di aiuto.
      Forse dovrei davvero tranquillizzarmi, que sera sera! 🙂

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  2. Bell’articolo e scritto perfettamente. Brava, proprio brava.
    Nel caso ci fossero tracce autobiografiche ti direi che io, a vent’anni, stavo messo uguale (forse peggio) – e l’impatto, è… beh, se ne vieni fuori è ‘interessante’, visto col senno di poi.
    Poi non è nemmeno necessario arrivarci, magari ti disinneschi, cambi, diventi presente a te stessa e gli angeli cantano in coro. Ma, vuoi mettere? Avere finalmente una storia personale da cui non poter più scappare, essere intrappolata in una identità solo tua che è definita da quello che hai vissuto: tutto questo è una storia irrinunciabile. 🙂

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    1. Grazie di cuore, Andrea! Sia per il complimento, sia per le tue parole. Forse dovrei davvero sbatterci la testa contro e godermi l’impatto. Ciò che mi aspetta dall’altra parte potrebbe essere più interessante di qualsiasi coro di angeli. 🙂
      Un saluto!

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  3. Ragazza mia, io a cinquant’anni a volte mi sento ancora così. E aspetto di cominciare a vivere davvero. È la solita storia del “qual’è il senso della vita?”. Nessuno lo sa, forse non c’è. E più ci arrovelliamo a cercarlo più ci rendiamo ridicoli. Per quelli come noi che provano piacere nello scrivere forse é possibile trovare un senso nei segni che chiamiamo parole. Sei brava a scrivere, questo non te lo toglie nessuno.

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  4. curioso, mi ero fatto un’idea diversa di te.
    comunque, se non ricordo male, tu sul palcoscenico ci sai stare, in fondo, inconsciamente hai scelto una metafora-paracadute, che teatro è solidarietà, aiuto reciproco tra gli interpreti, c’è sempre qualcuno che ti salva, rigira l’errore di battuta in una battuta nuova.
    🙂
    ml

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    1. Adesso però sono curiosa di sapere che idea avessi di me e in cosa si sia rivelata “diversa”. 🙂
      Vero, sul palcoscenico ci so stare, forse addirittura meglio che nella vita. Ma mi piace molto l’immagine che hai descritto, ammetto di non averci pensato.

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      1. Piuttosto tosto, oserei dire coriacea, molto decisa nelle tue azioni e convinta nelle aspettative (letterarie). Questa fragilità è queste incertezze ti rendono più semplice, più umana. A mio vedere non è un ridimensionamento ma un miglioramento 🙂
        ml

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      2. Che analisi profonda. 🙂
        Come dico nell’articolo, sono tante personalità diverse. Devo ancora capire quale sia quella più vera e pura, che mi rappresenti al meglio. O magari la vera me è proprio questo, tante cose messe insieme. Indubbiamente, mi reputo più fragile che tosta. 🙂

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  5. “ci provi, cadi, ti abbatti, ti arrendi.”
    poi ricominci sempre.
    Vedi che sai vivere?
    Riconosci la bellezza, inorridisci all’ingiustizia, ridi, canti, mangiiii!
    Vedi che sai vivere?
    Quante volte lo ha insegnato a me .
    Vedi che sei vita?

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  6. Ti svelo un segreto: non importa che tu abbia 20 anni, puoi anche arrivare a 30 e continuare a sentirti così. E sai perché? Perché continuiamo a basarci su quello che gli altri pensano dovremmo essere o fare.
    E anche quando lo fai, ci sarà sempre qualcuno pronto a portare l’asticella un po’ più in alto e dirti che non basta, che si può fare sempre di più.
    Abbracciati con tutte le tue meravigliose personalità, continua a stupirti del mondo e dai sempre il meglio di te stessa; ho letto la tua bio, hai dei progetti e dei sogni, portali avanti…si può fare anche se ti svegli a mezzogiorno 🙂
    Non farti incupire da chi vorrebbe rinchiuderti in un barattolo di finta perfezione, uguale a tanti altri.

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  7. Mi ritrovo molto in questo tuo post 🙂 io ho 29 anni e mi sto cercando di godere l’ultimo anno da ventenne prima di entrare nell’età adulta (dovrei ma non mi va)… godere la mia giovane età senza pensarci troppo… a volte il pensiero se usato con troppa disinvoltura ed “eccessiva dose” ci impedisce di volare in alto, sto imparando a “improvvisare” come un attore alle prime armi ad ogni recita della mia vita… buona serata! 🙂 Buona Vita 😀 Raffaele

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  8. Ti stai accusando di non riuscire, lo capisco, alla tua età l’ho fatto anche io e a seguire ugualmente, ho continuato a fare questo, poi un giorno una mia amica mi disse, “sai ho taciuto la voce dell’accusa, anche lei si trovava nella mia e nella tua situazione, è una voce difficile da mettere a tacere, inutile negarlo e negarselo, lei ha proseguito dicendo: “ho capito che era indotta da violenze psicologiche reiterate, e ho ascoltato quello che diceva: “ma io che voglio?” al di la di quello che mi chiedono”, te hai progetti, e il tempo non necessariamente è tiranno, ogni persona ha il suo al di là di quello frettoloso imposto dalla società, dove tutto è aleatorio, immediato, quando nulla è semplice al mondo, ma se ti svegli a mezzogiorno poco male, puoi come dice anche chi mi precede nei commenti, fare quello che vuoi ugualmente.
    La mia amica proseguì dicendomi: “al di là di quello che sostengono altri da me che non si fermano neanche un attimo a dialogare, ad evitare di crearmi sensi di colpa, a tentare di provare empatia e infine che mi definiscono incapace e io questo l’ho assorbito”, me ne rendo conto, ma io devo essere proiezione altrui per esistere?” da quella condivisione iniziai a riflettere su molte cose, ed ho capito progressivamente quello che volevo, chi ero e chi sono, ti auguro di riuscire a fare questo perché anche il percorso è bello, e le cadute aiutano, subiamo sempre tante pressioni e noi donne ne subiamo più degli uomini, mia idea si intende, e un altra cosa…. sei speciale, non superiore ne inferiore, solo speciale, la regista di te stessa puoi essere te, questo il senso e anche se sono molto diretta le mie parole sono sincere. Buona giornata.

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