Racconti

Primo passo: innamoramento

Caterina si era innamorata come si innamorano le ragazze della sua età: improvvisamente, inaspettatamente, prepotentemente – insomma, un sacco di “mente”. Il suo amore, però, veniva tutt’altro che dalla testa, anzi, all’inizio non c’era nulla di razionale in quel folle sentimento. Si sentiva costantemente come in un potente post-sbronza, con la testa pesante, l’equilibrio precario e la bocca impastata. Non riusciva a pensare con lucidità, aveva una tachicardia perenne, tutto ciò che la circondava le sembrava andasse al rallentatore. Provava un misto di terrore ed eccitazione, a volte le veniva da piangere senza un apparente motivo, altre invece le sembrava di fluttuare ad un metro da terra. Ma quello che più la preoccupava era il senso di confusione e disorientamento che non riusciva a scacciare: le sue giornate erano tutte un “Dove sono? Cosa sto facendo? Perché lo sto facendo?”. Per un breve periodo, non riuscendo a identificare e giustificare tutto ciò che le stava capitando, aveva persino pensato di essere malata. Aveva cercato su Google “tachicardia sbalzi d’umore” e si era quasi convinta di avere una qualche forma di disturbo psichico.

Non era stato semplice, le ci erano voluti mesi per far mente locale, capire, accettare, ammettere. Michele era suo amico da anni, non le sembrava possibile che, di punto in bianco, tutte le certezze che aveva sempre avuto sul loro rapporto potessero crollare. Era come se lo vedesse veramente per la prima volta – i suoi occhi non le erano mai sembrati così verdi. Aveva una voglia matta di scompigliargli i capelli, di stringergli le mani, di rifugiarsi nel suo petto, minuscola tra le sue braccia enormi. Ogni volta che lui sorrideva, le sembrava di sentire il cuore esplodere, come in una scena splatter di un film di Tarantino. Ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, si sentiva ricaricata di vita, come la batteria di un telefono che raggiunge il cento per cento. Se capitava che lui la sfiorasse per sbaglio, il punto esatto in cui le sue dita si erano appoggiate andava avanti a bruciarle per tutto il giorno, come un’invisibile incisione nella pelle.

Ma ciò che fece finalmente capire a Caterina di essersi davvero innamorata di Michele fu un momento diverso da tutti quelli appena descritti: fu quando, stanca, confusa e ferita, non riuscì a trattenersi e, buttando fuori tutte le emozioni che aveva tenuto nascoste fino ad allora, pianse per lui. Quel gesto, che non le era mai capitato di fare per nessun altro, accese la luce e rese tutto incredibilmente chiaro: Caterina era innamorata, come tutte le ragazze della sua età. Proprio lei, che era sempre stata convinta sarebbe morta zitella e con un numero esagerato di gatti come unica compagnia. Ebbene, anche lei era umana. Anche lei poteva provare dei sentimenti. Anche lei poteva soffrire per qualcuno. E per chi? Michele, quel buffo gigante buono che l’aveva sempre vista come una sorella minore, che andava a sostenerla ad ogni gara di scherma, che le faceva da palo quando doveva andare in bagno, che le teneva la testa quando esagerava con l’alcool. Proprio lui, che la faceva tanto ridere e tanto incazzare e che a volte allontanava perché troppo pressante, ma che alla fine cercava sempre.

In un attimo, tutto ciò che era abituata a guardare con superficialità, le faceva battere il cuore come un tamburo. Amava i suoi ricciolini biondi, il suono della sua voce quando diceva “Cate”, trascinando un po’ la “e” finale, il movimento delle sue labbra quando faceva beatboxing, le sue imitazioni dei comici di Zelig, la sua goffaggine, la sua generosità; lo amava quando parlava di musica e gli si illuminavano gli occhi e lo stesso accadeva anche lei, che non si stancava mai di ascoltarlo, lo amava quando la faceva ridere, lo amava quando giocava con i bambini e quando si prendeva cura della nonna malata, lo amava anche quando si spazientiva a causa sua e gli veniva quell’adorabile rughetta in mezzo alle folte sopracciglia.

Questa consapevolezza investì Caterina con la forza di un’onda anomala di acqua gelata, spiazzandola e lasciandola senza parole, lei, che solitamente era difficile da zittire. La sconvolse talmente tanto che la sua prima reazione fu quella di allontanare Michele, all’improvviso, con rabbia, come faceva quando aveva bisogno di restare da sola. Ma più lo evitava, più cresceva in lei il desiderio di averlo al suo fianco. Di passeggiare con lui. Di guardarlo negli occhi. Di parlarci per ore. Di ridere ancora una volta insieme.

Ovviamente, come accade a tutte le ragazze della sua età, Caterina non aveva la più pallida idea di quello che stava per succedere. Di come questo primo piccolo passo verso Michele, ovvero l’amore per lui, stesse per cambiarle la vita.

E chissà, magari, avendolo saputo prima, non gli avrebbe mai detto nulla.

(to be continued…)

GS

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4 thoughts on “Primo passo: innamoramento”

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