E se ti portassi a Parigi?

-Tra poco son cinquanta.

-Cinquanta?

-Anni.

-Cara, so di portarli bene, ma ne ho settantatré.

-Anni che stiamo insieme! Dico.

-Ah, sì sì.

-Frena l’entusiasmo.

-È che sono passati talmente in fretta.

-Sì, certo.

-Con te il tempo vola.

-Sarà che ormai dormi sempre.

-Per sognarti.

-Che dici, pensi di portarmeli dei fiori, quest’anno?

-Certo, cara, come sempre.

-Se non me li regali mai!

-E quelli del mese scorso?

-Quali?

-Quelli che ti ho regalato il mese scorso.

-Te li stai inventando.

-Assolutamente no.

-Quali sarebbero?

-Le rose che ti ho portato quel giorno.

-Ma no!

-Ma sì ti dico! Era un bel mazzo di rose.

-L’avrai regalato a qualcun’altra.

-None, erano delle bellissime rose per te.

-Ma di cosa stai parlando?

-Dai, quelle che ho comprato in svendita all’Esselunga!

-Ah, ecco! Ora ricordo.

-Visto?

-Già.

-Contenta ora?

-Mi hai appena detto che le hai prese in svendita.

-Erano o non erano bellissime?

-Ve bene, è vero, avevano una bella sfumatura di colori. Verdi sui bordi e rosa pallido al centro.

-Be’, questo perché erano marce da far schifo.

-Ah, grazie! In svendita e mezze morte.

-Ma se è il pensiero che conta!

-Vuol dire che è meglio se non pensi.

-Mia cara, lo vuoi un bel panino olio e sale?

-Cinquant’anni che stiamo insieme e ancora mi offri le cose che non mi piacciono.

-Non ti piace il pane olio e sale?

-Piace a te, rimbambito.

-È che mi confondo.

-Sarà la demenza senile.

-E se ti portassi a Parigi?

-E se mi passassi l’acqua?

-Sulla Torre Ìffel, io e te.

-L’acqua, per favore.

-A cena sul piano più alto.

-Mi sarò disidratata prima.

-Come due fidanzatini.

-Guarda che ti è finito l’olio sulla maglietta.

-Oh!

-Domani andiamo a comprarti una bella polo nuova.

-Ma no, non ne ho bisogno.

-Vuoi andare in giro con quella macchia?

-È artistica, non trovi?

-Certo, come i tuoi portachiavi in legno.

-No, quelli sono opere d’arte.

-Sì, e chi li compra fa un’opera di carità.

-Guarda che sei l’unica a trovarli brutti.

-Non li trovo brutti, solo che a me non piacciono.

-Che è un po’ la stessa cosa.

-Perché, quel che dico io è legge?

-Più o meno.

-Ma va là!

-Hai un ragnetto sulla spalla.

-Mi stai prendendo in giro?

-No no, è lì davvero.

-Oddio!

-Ora è saltato sul tavolo, lo vedi?

-E levalo! Che aspetti?

-Subito, signorina.

-Hai fatto?

-Sì, puoi riaprire gli occhi.

-Uh, grazie al cielo.

-Stai bene?

-Ho avuto una paura.

-Se n’è andato adesso.

-Con cosa l’hai preso?

-Con uno dei portachiavi. Vedi che a qualcosa servono?

-Ma no, stupido. Potevi rovinarlo.

-Mica non ti piacevano?

-Era così per dire.

-Ah, ecco.

-Senti, me la fai un panino olio e sale?

-Certo, cara. Poi a letto però, che domani mattina andiamo a comprare una polo nuova.

-Pensandoci quella macchia non sta male.

-Dici?

-Distoglie l’attenzione dalla panza.

-Sai che tra poco son cinquanta?

-Anni di matrimonio? Lo so, te l’ho detto prima.

-No, anni che ho la panza.

-Non ci credo.

-Giuro, prima non l’avevo.

-E perché?

-Non conoscevo i tuoi fiori di zucca in pastella.

-Ah, quindi sarebbe colpa mia.

-Non colpa. Merito.

-Però non ho voglia di andare a far compere, domani.

-E che cosa vuoi fare?

-Non so. Forse andare a Parigi.

GS

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