Le coraggiose gesta di Sir Calpitok

Buona domenica a tutti! Qualche giorno fa, rovistando tra le pagine di vecchi diari e taccuini di racconti, ho trovato una storia in stile poema cavalleresco che avevo scribacchiato all’età di quindici/sedici anni, probabilmente durante una lezione di letteratura, influenzata dallo studio dell’Orlando Furioso. Rileggendola, l’ho trovata buffissima e ho pensato che sarebbe stato divertente condividerla con voi e sentire i vostri pareri a riguardo. Ovviamente, è così come l’ho scritta cinque anni fa, senza modifiche o correzioni, quindi abbiate pietà! Vi auguro una buona giornata e vi lascio in compagnia dell’imbranato Sir Calpitok!

Tanti anni or sono, nell’era in cui nessuno sa cosa sia successo,
si narrava la storia di un cavalier che di nome assai strano era in possesso.
Sir Calpitok viaggiava con armi e borsoni,
dentro i quali provviste aveva a milioni.
Il suo destriero, pur sempre che di questo nome fosse degno,
della sua stupidità pagava pegno,
venendo frustato senza far rumore
ed aspettando la vita bella a malincuore.
Sir Calpitok spada e scudo aveva portato via
dalla, del padre, povera e vecchia armeria,
ma il cavallo gli era stato regalato
da chi mai avrebbe potuto compiere simile peccato.
A circa vent’anni da casa era partito,
lasciando a tutti i parenti il ben servito
e, in sella al cavallo ed al corpo l‘armatura,
se ne era andato lasciando alle spalle la vita dura.
Per tanto, poi, era riuscito a viaggiare:
monti, campagna, persino in mare.
Or dunque, siam giunti in quella parte della storia
ove più spesso ricadeva la sua dolce memoria:
cercando una locanda per fermarsi a dormire,
urla strozzate gli era parso di sentire.
E, aguzzando l’orecchio senza indugiar troppo,
era partito, feroce, al galopppo:
le grida si facevan più vicine,
ma le case in lontananza piccine piccine.
Arrivato a un oscuro e confondente bivio
vide, seduto su un muretto, il suo amico Sir Livio.
-Oh, compare, son venuto dal bosco lì, in fondo
(anche se mi par di aver girato tutto tondo)
e, dopo un paesino aver incontrato,
una locanda per riposar ho cercato;
un urlo spaventato ho, poi, udito
e, senza una ragione, io l’ho seguito.
Ma dimmi, compagno ed amico mio,
per quale motivo t’ha portato qui, il vento del buon Dio?-
Sir Livio, pensieroso, non rispondeva
mentre il grido più acuto si faceva.
Occorre saper, per poter continuare,
che quei cavalieri molto tempo perdevano a parlare,
e mentre la povera donna urlava
il futuro salvatore, sereno, chiacchierava.
-Caro Sir Calpitok, una orribile visione ho appena avuta:
una donzella, giù per questa via, piangente è seduta.
Di tutti i suoi averi è stata privata,
da tre banditi mascherati è stata derubata!-
L’impavido cavalier scese, con un balzo, dal muretto,
sul quale, nel frattempo, s’era eretto,
montò sulla rozza bestia
e partì spronandola con la frusta.
Corse a perdifiato per la via,
lui, che niente sapeva della cavalleria.
-Aiuto! Aiuto! Vi prego venitemi a salvare,
son sicura che quei ladri stan per ritornare!-
Sir Calpitok scese da cavallo
e si sfilò il borsone di collo,
barcollando a causa della pesante armatura
si addentrò quatto quatto nella radura.
Quel che vide non lo poté mai scordare:
un angelo vestito di luce era intento a piagnucolare.
Le spalle erano coperte da capelli dorati,
che avrebbero incantato anche, dell’Inferno, i dannati;
le labbra rosse e delicate
l’avrebbero distinta tra mille donne mascherate;
gli occhi, azzurri come il cielo,
si intravedevano sotto a un leggerissimo velo.
Era perfetta, in ogni dettaglio,
a parte che non aveva né gioielli, né ventaglio
e il vestito era strappato:
-Mio Dio, questa donna è l’innocenza di ogni peccato!-
Sir Calpitok si avvicinò silenzioso e tremante,
come fece prima di entrar nella Selva il poeta Dante,
alla donna che strano lo guardava
come nessuna, all’epoca, osava.
-Non mi toccate se siete un traditore!
Abbiate pietà di me, lo chiedo per favore-
-Non vi dovete spaventare,
fin che siete con me nulla vi farà del male!-
La damigella, fidandosi, montò
sulla groppa del cavallo che s’impennò.
Sir Calpitok si affrettò ad imitarla,
con in mente il desiderio di, ancora, rassicurarla,
e, frustando la bestia, partì
pensando all’impresa del prossimo dì.

GS

16 pensieri riguardo “Le coraggiose gesta di Sir Calpitok

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