Ciao Fausto, stammi bene!

(#DiPancia, ovvero recensioni “emotive”, scritte di getto, impulsive. Una rubrica in cui racconto cose viste, lette, ascoltate, concentrandomi sulle emozioni trasmesse, sui ricordi suscitati, sulle sensazioni provate, lasciando da parte gli aspetti tecnici nei quali c’è molta gente decisamente più ferrata di me. Un format intimo e personale in cui il mio tocco da ventunenne sognatrice sarà palpabile.)

Doverosa premessa: non sono mai stata una grande fan delle fiction Rai. Le uniche che io abbia mai seguito davvero sono state giusto Un medico in famigliaDon Matteo, peraltro in un’età in cui le mie recensioni si sarebbero limitate al “Che carini Maria e Guido” e “Adoro Natalina”. Immaginate quindi il mio stupore quando, al termine delle prime due puntate de La strada di casa, con la partenza dell’incredibile sigla di La Femme Piège (che mi sono prontamente scaricata su Spotify, insieme agli altri ventidue brani della meravigliosa colonna sonora), mi sono ritrovata a pensare: “MACHEFIGATA”.

Una scarica di adrenalina continua, un alone di mistero che cresce di puntata in puntata, un livello di tensione mantenuto alla perfezione fino alla fine. I colpi di scena, gli intrecci, i segreti, i ricordi offuscati, sono tutti elementi che impediscono allo spettatore di staccare gli occhi dal televisore, anche fosse per andare in bagno (ma in questo viene in nostro aiuto la pubblicità della Rai che, se durante la prima ora riesce a non ci disturbarci, durante la seconda fa capolino ogni cinque minuti). Tutti gli episodi fanno parte di un enorme puzzle che, quando sembra finalmente completato, viene scombussolato dall’aggiunta di un nuovo pezzo.

Ciò che ci aiuta ad immergerci in questo clima di bugie e sotterfugi sono tutte le storie secondarie che si incastrano al filone principale: il ritorno di Irene, lasciata da Lorenzo per motivi non troppo convincenti; la pericolosa relazione virtuale (e non solo) di Viola; il sacrificio di Milena e il suo rapporto di favore con Giulio; il deceduto marito di Veronica; le asfissianti ricerche di Ernesto; la sospetta calma di Michele. Una cornice di fatti che insinuano in noi il dubbio che sia tutto parte di un unico schema, una serie di domande a cui non troveremo sempre risposta. Ogni indizio ci porta a un’ipotesi diversa e pian piano lo spettatore si affianca a Fausto nella disperata ricerca della verità, completamente fagocitato dall’atmosfera e dai campi sconfinati di Cascina Morra.

Uno degli aspetti più intriganti della fiction è sicuramente l’ambiguità dei personaggi: ognuno di loro ha qualcosa da nascondere e questo rende ognuno di loro un potenziale sospettato o complice dell’omicidio di Paolo. Non riusciamo a fidarci pienamente di nessuno, andando ad accusare prima uno poi un altro, passandoli in rassegna quasi tutti (io, per disperazione, sono arrivata a dubitare anche di uno dei dipendenti della cascina – quello con la barba e il faccione simpatico, per intenderci). Solo durante le ultime due puntate, quando il colpevole finalmente si tradisce, possiamo tirare un (breve) sospiro di sollievo e unirci alla squadra di detective improvvisati pronti a smascherarlo. E così, in uno dei momenti più esaltanti della serie, nonostante siano quasi tutti passati più volte da uno schieramento all’altro, tifiamo per la loro alleanza e ci ritroviamo seduti sul bordo del divano, protesi verso lo schermo, a incoraggiarli manco fossimo allo stadio.

L’unico con il quale empatizziamo davvero, pur essendo a conoscenza del suo passato da truffatore e della sua indole di padre intransigente, è proprio Fausto, che (oltre a essere un gran figo – ciaoBonitiamo, ndr) indichiamo come colpevole all’inizio, ma che in cuor nostro speriamo essere solo una pedina di un piano architettato da altri. Andando avanti, infatti, lo vediamo sempre di più come una vittima tenuta all’oscuro da tutto, come un uomo a cui è stata portata via ogni cosa e a cui anche i più cari hanno mentito. Così rimaniamo al suo fianco, persino quando si ritrova a essere solo contro tutti e non è più solo Ernesto a volere la sua sconfitta. Fausto Morra è un protagonista ben riuscito, un antieroe dall’animo buono ma con parecchi scheletri nell’armadio che lo rendono più reale e vicino a noi.

Grazie a questo coinvolgimento, l’attenzione del pubblico rimane sempre alta, insieme all’ansia perenne che cresce puntata dopo puntata (e che, personalmente, mi faceva attendere le 21.25 del martedì con un’angoscia da vera fangirl, con tanto di ripetuti squittii eccitati perché “Oddio oddio è oggi!”).

L’apice della serie arriva quando, evaso di galera e costretto alla latitanza, Fausto si affida all’amico Michele per trovare un nascondiglio adeguato e continuare lì le indagini sul vero assassino. Ed è proprio in quel momento, quando si infila nel bagagliaio della macchina che secondo lui lo porterà al sicuro, quando il suo socio si avvicina per salutarlo, che la sconvolgente verità (che io avevo ipotizzato, giuro!) viene a galla. Quel “Ciao Fausto, stammi bene” ci fa sobbalzare il cuore e trattenere il fiato (oppure, nel mio caso, urlare OOOOH un tantino sopra le righe), ci rende chiaro finalmente il ruolo di un personaggio rimasto sempre nella penombra, senza mai esagerare, senza mai screditare Fausto (nemmeno quando Gloria era tornata da lui), un personaggio che non aveva fatto altro che prendersi cura della famiglia Morra nel momento del bisogno, affiancando Lorenzo nella gestione della cascina, spronandolo e proteggendolo. Una scelta azzeccata, un movente che fila, un colpevole che soddisfa lo spettatore. Insomma, una figata.

Il finale de La strada di casa ci lascia un po’ di amaro in bocca, misto a curiosità e domande senza risposta. Speriamo in un possibile continuo, ci chiediamo se le (dis)avventure di Cascina Morra e dei suoi abitanti siano veramente finite, ci interroghiamo sul futuro dei nostri protagonisti e sulle questioni ancora aperte. Certo è che non rimaniamo indifferenti, ma quasi destabilizzati ed entusiasti, consapevoli di aver appena concluso un viaggio che è stato fonte di emozioni che non provavamo da tempo sul piccolo schermo italiano.

Ovviamente, per quanto riguarda me, la vera versione dei fatti è che sono rimasta immobile sul divano a fissare lo schermo spento per ore, chiedendomi che senso avesse la mia vita e che cosa farò adesso tutti i martedì sera senza gli occhi azzurri di Fausto, l’accento torinese di Lorenzo, il chewingum di Veronica e la voce da bambino spiritato di Shining di Martino. Ditemi che non sono l’unica.

Ora tocca a voi! Avete seguito La strada di casa? Siete d’accordo con la mia recensione #DiPancia? Sospettavate anche voi di Michele?

Fatemi sapere cosa pensate di questa nuovissima rubrica! Io non vedo l’ora di condividere con voi altri pensieri ed altrettante emozioni.

Vostra,

GS

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19 pensieri riguardo “Ciao Fausto, stammi bene!

      1. Ciao Giulia.
        Ho letto il tuo scritto con la pelle d’oca e la trepidazione dall’inizio alla fine.
        Grazie perché, di pancia, hai colto praticamente TUTTO quello che mio marito, uno dei due sceneggiatori, desiderava trasmettere con mentre creava quello che ormai chiamiamo il nostro “TERZO FIGLIO”.
        A breve uscirà il libro di ‘La strada di casa’ … a questo punto NON PERDERTELO!
        Ciao,
        Paola

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  1. Bel resoconto il tuo. Personalmente non ho mai pensato a Michele (ingenuamente), ma forse perché ci hanno fatto sempre credere che fosse Fausto l’assassino, tanto da convincersi lui stesso. La vicenda di Viola mi sembra sia buttata lì troppo in fretta, vista la gravità dell’accaduto, ma la storia del processo apre una buona porta alla seconda serie, per approfondire. La fuga di Fausto dall’automobile meglio non commentarla, sapevamo che sarebbe fuggito, ma una botta di culo del genere capita una volta ogni 21 secoli. 😄 Menzione speciale per Sergio Rubini che a mio giudizio è stato il migliore della serie, senza nulla togliere al bravo Boni. Le ragazze, Benedetta Cimatti finalmente in un ruolo diverso dalla Buffa di Coliandro, e la ragazza che interpreta Viola, viso e determinazione che convincono. 😉

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  2. Onestamente guardo molto poco la televisione e ho la tendenza ad evitare le fiction contemporanee italiane, siano queste RAI o Mediaset o altro.
    Addirittura in grado di incollare allo schermo? Fatico a crederci se ripenso a tutto ciò che mi è capitato di vedere, però mai dire mai!

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  3. Scena perfetta.
    Schiena dritta sul divano, occhi incollati allo schermo, ansia in fondo allo stomaco…
    E si, l’uomo con la barba sembrava proprio sospetto, forse anche per la somiglianza fisica ( sicuramente voluta) con uno dei cattivi.
    Non potevi descrivere meglio. Brava.
    Sai quale è la meraviglia, Giulia?
    Che le sensazioni sono comuni: ma tra te e me ci sono ben due generazioni di differenza!

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  4. Giulia, brava! Aldilà delle belle parole che hai scritto sul nostro lavoro, volevo dirti brava, perché sembra che tu sia stata sul set con noi, davvero ci sono cose nella tua recensione che sembrano dettate da me, che ne sono il regista. Hai colto ogni sfumatura, ogni dettaglio. Viva le tue recensioni di pancia.
    Posso solo dirti anche io MACHEFIGATA!

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  5. Mmmh stavo giusto cercando una serenda guardare. Io mi sono ritrovato a guardare una serie della Rai presa dai romanzi di Antonio Manzini e interpretata da Marco Giallini. In primis l’ho iniziata perché era stata girata nella mia città, ad Aosta, ma poi cazz lui è veramente bravo e la serie ti prende. Se ne hai l’occasione guardala. Bye 😊

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