Capodanno di coppia a… Bologna! /prima parte

8 gennaio 2018. Le feste sono finite, l’anno nuovo è ufficialmente cominciato –  e questo significa niente più scuse per procrastinare. Nessun proposito, nessuna inutile lista che tanto, lo sappiamo, alla fine non verrà mai rispettata. Solo una gran voglia di ricominciare, di inventare, di buttarmici seriamente, di scrivere per davvero. Ho tante idee che mi frullano per la testa, tanti progetti che non vedono l’ora di essere realizzati, tanti motivi per far sì che questo anno diventi il mio anno.

E quale modo migliore per ripartire, se non con una nuovissima rubrica?

Come in un romanzo sarà il diario delle mie avventure, dei miei viaggi, delle mie esperienze, una rubrica in cui narrerò quello che accade nelle mie giornate. Ma, per farlo, mi trasformerò in un personaggio delle mie storie preferite, mi racconterò come se fossi stampata sulla profumata carta di un libro nuovo, renderò la mia vita un vero e proprio romanzo. Tutto ciò di cui scriverò (persone, luoghi, fatti, sensazioni) sarà al cento per cento reale, ma in una modalità del tutto nuova e creativa.

La rubrica sarà divisa in diverse tipologie, ognuna delle quali tratterà tipi di esperienze differenti (come viaggi da sola, in coppia o in famiglia, attività svolte nella mia città, cronache di giornate particolari, le mie avventure sul palcoscenico), tutte veritiere ma raccontate in stile romanzesco.

Oggi parto con la prima serie di Come in un romanzo, ovvero Due spritz in viaggio, diario di bordo delle gite insieme al mio compagno di viaggi preferito – il mio ragazzo, Andrea. In questa prima puntata, le cronache del nostro Capodanno in una delle città più giovanili d’Italia… Bologna!

IMG-20180102-WA0004

12:20, il treno parte con due minuti di anticipo, quasi utopico. Io ho già le cuffiette nelle orecchie e sono intenta a scegliere una playlist adatta per il viaggio, godendomi il mio posto singolo vicino al finestrino. La tratta durerà solo un’oretta, ma io sono già impaziente di arrivare. Non vedo Andrea da tre giorni, praticamente un nonnulla, ma se a un estraneo capitasse per caso di leggere i nostri ultimi messaggi penserebbe che non ci vediamo da settimane – le nostre parole sono piene di mancanza e tenerezza. Lo sto raggiungendo, o meglio, ci stiamo raggiungendo: lui è partito quasi quattro ore fa dalla stazione di Salerno, dove era per lavoro, mentre io mi sto lasciando alle spalle proprio adesso Milano Centrale. È stata una sua idea, e io l’ho trovata subito estremamente romantica, come quelle scene che di solito si vedono solo nei film – o anche nella realtà, quando però il protagonista non sei mai tu. Il semplice fatto di ritrovarsi nella stazione di Bologna, dopo l’attesa e la distanza, ha un che di antico e magico. Dal lato opposto del corridoio c’è un’altra ragazza sola, come me, che ascolta la musica ad occhi chiusi. Mi chiedo se anche lei stia raggiungendo qualcuno, magari un amore, un affetto, o se piuttosto stia cercando di fuggire da qualcosa, un luogo, un ricordo. Il paesaggio scorre velocissimo davanti ai miei occhi, rendendomi impossibile fissare lo sguardo su un punto preciso. Mano a mano che mi allontano dalla grigia Milano il cielo si rischiara, lasciando trapelare qualche timido raggio di sole che si insinua tra le nuvole, come a chiedere permesso. Rapita dai colori invernali e dalle note del pianoforte di Einaudi che risuonano nelle mie cuffie, quasi non mi accorgo dell’annuncio dell’imminente arrivo a Bologna Centrale. Il treno rallenta gradualmente e io inizio a infilarmi la giacca e a recuperare la valigia. Sento il cuore tamburellare contro il mio petto, ansioso di ricongiungersi con la sua metà mancante. Finalmente ci fermiamo e io salto giù dal vagone, con un sorriso da ebete stampato sul volto. Andrea arriverà tra una decina di minuti e ho giusto il tempo di posizionarmi fuori dall’uscita del suo binario, per aspettarlo a braccia aperte. Quando lo vedo, i miei occhi si illuminano e le mie gambe corrono verso di lui senza pensarci due volte. Gli salto al collo e lui mi stringe, dandomi la possibilità di inspirare a fondo il suo profumo e di far salutare i nostri cuori in un concerto di battiti. In un attimo mi sento rinata, affondo tra le sue braccia e ritrovo la mia forma, il mio posto, la mia casa. La stazione è silenziosa e quasi vuota, come se ci stesse regalando un po’ di intimità, come se fosse lì solo per fare da cornice al nostro incontro. Passano pochi infiniti secondi, poi ci mettiamo in cammino per riemergere da quel labirinto sotterraneo. Una volta alla luce del sole, inseriamo su Google Maps l’indirizzo del nostro bed and breakfast, a soli quindici minuti a piedi dalla stazione.

La prima cosa che notiamo di Bologna, insieme al color terra bruciata delle sue strade e dei suoi palazzi, sono i famosissimi portici che si snodano agili da una parte all’altra della città. Ed è proprio grazie a uno di essi, guida infallibile lungo tutta via Galliera, che raggiungiamo il B&B Parigi, nascosto all’interno di una palazzina residenziale nel centro storico. Veniamo calorosamente accolti dalla signora Francesca, gentilissima e solare proprietaria del bed and breakfast che, oltre a illustrarci i bar convenzionati per la colazione e i luoghi di maggiore interesse sulla cartina, ci comunica di aver posticipato l’orario del check-out dalle 10:30 alle 12:00, trattandosi della notte tra il trentun dicembre e il primo gennaio. Con questo, la sua disponibilità disarmante ci conquista del tutto e capiamo di aver fatto la scelta giusta. La stanza è piccola ma accogliente, con un enorme letto sul quale non esitiamo a stenderci, tenendoci stretti e allacciando gli occhi a quelli dell’altro. Nella camera ci sono anche una poltroncina, una grande finestra, una comoda cabina armadio nella quale accatastiamo i nostri bagagli e un bagno privato con una doccia un po’ buia ma spaziosa.

IMG-20180102-WA0007

Dopo esserci rinfrescati e aver sistemato le nostre cose, usciamo alla scoperta di Bologna. Il freddo vento pungente cerca di farsi strada tra i vari strati dei nostri vestiti, ma noi siamo coperti abbastanza da sopportarlo. Svoltato l’angolo di via Parigi, sbuchiamo in una traversa di via Ugo Bassi che, allargandosi, converge in via Rizzoli, portandoci dritti dritti alla fontana del Nettuno e a Piazza Maggiore. La maestosità della piazza e dei suoi palazzi ci lascia a bocca aperta, come due bambini sbalorditi davanti a una montagna di giocattoli. Il sole illumina la pietra rossastra, rendendo il paesaggio ricco di sfumature e di poesia, mentre le nuvole dalle forme più svariate dipingono uno sfondo perfetto per quello spettacolo. Al centro della piazza, un trespolo di legno che sostiene delle pedine degli scacchi formato gigante, pronte a essere bruciate nel rinomato falò di mezzanotte.

Non saprei dire quanto tempo stiamo ad ammirare ciò che ci circonda, so solo che quando ci riscuotiamo da quello stupore ci accorgiamo di avere fame. Quasi subito notiamo una viuzza che fa da spartiacque a uno dei portici che circondano Piazza Maggiore, all’interno della quale sembrano esserci diversi locali provvisti di tavolini e sgabelli che danno sulla strada. Si tratta di via Pescherie, nota per la sua variegata offerta di ristorantini e baretti in cui assaggiare i prodotti locali. Così ci tuffiamo in quel tripudio di profumi, alla ricerca di qualcosa che possa attirare la nostra attenzione.

Ci capitiamo totalmente per caso, richiamati da un tavolino libero proprio sotto la lampada termica, e, considerata l’affluenza di turisti che rendono il passaggio lento e faticoso, ci sediamo senza troppe premure. Il locale è La Baita Vecchia Malga, recensito ottimamente su TripAdvisor e che si conquista il punteggio massimo anche da parte nostra. Decidiamo di mangiare qualcosa di leggero, in modo da non riempirci eccessivamente per il cenone della sera (cosa comunque improbabile, visto che siamo entrambi due pozzi senza fondo). Ordiniamo due calici di bianco e, per provare uno dei piatti tipici Emiliani, qualche tigella a testa: con la coppa, con il lardo pestato, con il taleggio al profumo di tartufo e per me anche con la Nutella. I sapori si amalgamano divinamente nelle nostre bocche e dobbiamo trattenerci dal cedere alla tentazione di ordinarne altre. Due euro e cinquanta centesimi a tigella, li valgono tutti.

IMG-20180102-WA0006

Dopo esserci rifocillati per bene e aver riposato le gambe, ripartiamo alla volta delle mille viuzze acciottolate di Bologna, piene di locali, ristoranti, botteghe e decorate con affascinanti lucine natalizie. Il clima è allegro e festoso, la strade sono piene di giovani e il freddo non ci tocca. A furia di passeggiare, arriviamo fino alle due torri della città, la Torre degli Asinelli e la Garisenda, imponenti e da togliere il fiato. Raggiungerle è facilissimo, essendo talmente alte da essere visibili anche a distanza. Il centro della città pare essere infinito, ovunque ci sono persone che bevono, mangiano, ridono – anche le stradine più strette e buie sono piene di vita. Il tempo sembra volare e ben presto arriva l’ora della cena.

Il ristorante Altro? in cui abbiamo prenotato prima di partire è ubicato all’interno del Mercato delle Erbe, un antico mercato ortofrutticolo che oggi ospita anche ristoranti, pizzerie, bar e paninoteche. Si trova in via Ugo Bassi, a cinquecento metri dalla Piazza, per cui dobbiamo tornare indietro e ripercorrere il nostro itinerario a ritroso. La location è particolare e suggestiva, decorata con piante e dipinti naturalistici e con luci soffuse che rendono l’atmosfera elegante e romantica. Lo spazio è piuttosto stretto, ma riusciamo a raggiungere il nostro tavolo accompagnati dal cameriere. La formula offerta dal locale è quella a buffet, perfetta per due buone forchette come me e Andrea. Per prima cosa ci vengono portate una bottiglia d’acqua e una di vino, poi viene dato il via alle danze.

IMG-20180102-WA0008

I clienti sono tanti, tutti impazienti di caricare il proprio piatto con quanto più cibo possibile. Fortunatamente, le quantità sono sufficientemente abbondanti e anche noi riusciamo a riempirci di affettati, formaggi con miele e marmellate, pizze e schiacciate (con zucca e salsiccia, carciofi e grana, stracciatella e prosciutto), patate al formo, polenta e gorgonzola, vellutate, risotto ai carciofi… L’unico aspetto fastidioso è l’attesa tra un giro e l’altro – con tanto di coda tra i tavoli per raggiungere il banco del buffet –, cosa che viene però ripagata dalla buona qualità dei prodotti. E i dolci non sono da meno: crostate, panettoni e pandori, bignè, biscotti, zabaione con lingue di gatto, crema di mascarpone con mandorle e pistacchi, torta al cioccolato… Per concludere, un buon caffè servito direttamente al banco di uno dei bar del Mercato. Finita la cena, io e Andrea ci sentiamo decisamente sazi e leggermente allegri e usciamo dal locale sereni e spensierati, ridendo e abbracciandoci. Lui propone di fare un salto in camera per permetterci di digerire al caldo e ricomporci con calma prima della mezzanotte, e così facciamo.

Alle 23:30 siamo pronti per uscire di nuovo ed essere inglobati nella massa di gente presente in Piazza Maggiore. Purtroppo, la folla ci impedisce di vedere per intero il falò, ma persino da quella distanza riusciamo a scorgere le impetuose fiamme che si innalzano al cielo. Tutti sono in visibilio, brindano e urlano, e quando finisce il conto alla rovescia partono una serie di botti e di fuochi d’artificio così vicini a noi che li vediamo sfrecciare sopra le nostre teste. Io e Andrea ci baciamo, commossi per aver concluso un altro anno insieme. Pian piano riusciamo a farci strada verso il trespolo al centro della Piazza, dal quale ormai le persone si stanno allontanando, ma al suo posto troviamo solo un immenso cumulo di cenere: il fumo che ne esce sembra danzare al ritmo della musica degli altoparlanti, componendo sinuose coreografie e intricati disegni. Il bellissimo e maestoso sfondo, con la Basilica di San Petronio, il Palazzo d’Accursio e quello del Podestà, fa da scenario perfetto ai festeggiamenti.

IMG-20180102-WA0012

Ben presto, però, veniamo infastiditi dai botti sempre più insistenti e sempre più vicini e decidiamo di fare ritorno al Mercato delle Erbe per il post serata. Infatti, dopo la cena a buffet, i tavoli vengono spostati e gli ospiti vengono invitati a scatenarsi sulla musica del dj-set. E, finalmente, arriva il nostro momento preferito, quel momento che non potrebbe mancare in nessuna vacanza o gita insieme: quello dello spritz. Da grandi appassionati di spritz quali siamo, abbiamo il vizio di provarne uno in ogni città diversa che visitiamo, con tanto di foto-ricordo per immortalarlo. Questa volta, essendo Capodanno, ci concediamo la brocca da un litro e mezzo che, pur essendo piena di ghiaccio a fare massa, soddisfa pienamente le nostre aspettative. Così passiamo le prime tre o quattro ore dell’anno nuovo, tra una sorsata di spritz e l’altra, in mezzo a gente scatenata, con il cuore che pulsa al ritmo di musica un po’ tamarra che, però, come diciamo noi, “ci sta”.

26754211_1769412103108865_468487621_n

Non perdetevi la seconda puntata di Due spritz in viaggio, con il racconto della seconda giornata a Bologna, sempre qui prestissimo!

(Se volete essere aggiornati sui miei viaggi e le mie avventure in tempo reale, seguite il mio profilo instagram!)

GS

16 pensieri riguardo “Capodanno di coppia a… Bologna! /prima parte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...