CAPITOLO UNO (seconda parte) – Ogni ventun dicembre

(ATTENZIONE: Questo è il seguito di CAPITOLO UNO (prima parte) – Ogni ventun dicembre)

L’isola aveva una superficie di circa dodici chilometri quadrati e ospitava più o meno diecimila abitanti. Considerata la sua quasi totale invisibilità nelle cartine datate, si diceva fosse rimasta nascosta tra le onde del mare per millenni e fosse comparsa dal nulla solo nel secolo corrente. Secondo la leggenda, pur venendo a galla, la flora e la fauna avevano mantenuto gran parte delle caratteristiche marine e la natura circostante aveva iniziato a produrre qualcosa che non si era mai visto sulla terra ferma. Gli alberi, le rocce, i fiori, gli animali, gli insetti, i granelli di sabbia, niente era come sulla sponda opposta, ma aveva tutto una composizione e una vita propria.

Non ci era voluto molto perché gli abitanti della grande città si accorgessero dell’ammasso di scogli e vegetazione che galleggiava dinnanzi a loro e nemmeno perché decidessero di mandare una squadra di esperti e volontari in esplorazione. La magia del luogo aveva lasciato tutti senza fiato e il loro primo pensiero era stato di costruire un porto mercantile per esportare tutte quelle ricchezze. Immediatamente, l’isola era divenuta un’importante base per gli affari con la città e i proprietari terrieri che le facevano visita erano sempre più numerosi, ma ben presto i commercianti si erano resi conto che, durante il breve tragitto in mare, i prodotti ricavati perdevano ogni tipo di particolarità e la loro qualità tornava ad essere comune e piuttosto mediocre. Sembrava che la natura stessa non volesse regalare i suoi frutti e che desse la possibilità di fruirne unicamente in loco. Così l’amministrazione aveva cambiato strategia, istituendo un traghetto che partisse a ogni ora e permettesse agli acquirenti di recarsi in prima persona direttamente alla fonte. Per questo erano stati costruiti laboratori per gli artigiani ed edifici turistici per i clienti, dove potessero rifocillarsi ed esaminare la mercanzia.

I primi a stabilirvisi definitivamente erano stati proprio i piccoli commercianti che, insoddisfatti della vita sempre più costosa delle metropoli, avevano deciso di investire del tutto nel potere dell’isola, trasferendovi la propria attività. Avevano aperto locande, allevamenti, botteghe di ogni genere, in modo da sfruttare appieno le incredibili risorse del territorio. Al loro seguito erano arrivati ricchi signori che avevano fatto costruire lussuose case di villeggiatura dove passare qualche mese all’anno – e per i quali erano stati fatti aprire negozi più moderni e strutture dotate di ogni comfort. Questo aveva anche contribuito ad attirare sempre più viaggiatori e curiosi, finché quel luogo fantasma non si era conquistato un valore reale e una nomea come imperdibile meta turistica.

Queste, naturalmente, erano le parole utilizzate da Diego durante le visite guidate. La verità era che quel posto era stato inabitabile per secoli e che parecchio tempo prima era stato utilizzato come discarica della grande città e come luogo di isolamento per criminali o fecce della società. Erano stati proprio loro i primi veri abitanti dell’isola e proprio loro erano riusciti a costruire un piccolo e rustico villaggio grazie alle risorse di quella terra. Quando i ricchi costruttori e commercianti se ne erano accorti, avevano approfittato del loro lavoro per investire sull’isola, trasformandola nel paradiso terrestre che tutti conoscevano.

LEGGI IL SEGUITOCAPITOLO UNO (terza parte) – Ogni ventun dicembre

GS

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6 pensieri riguardo “CAPITOLO UNO (seconda parte) – Ogni ventun dicembre

  1. la storia dell’isola come la racconta Diego può essere vista come metafora dello sfruttamento turistico e speculativo-edilizio di tanti nostri luoghi di montagna o di mare trascurati per secoli e improvvisamente famosi per la “scoperta” di qualcuno.
    ml

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